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TEST GENETICO PER L’OBESITA’ INFANTILE

 

L’OBESITA’ INFANTILE: UN PROBLEMA EPIDEMICO

Il sovrappeso e l’obesità sono ormai fenomeni diffusi nella popolazione generale con un’incidenza  in continuo aumento, anche nei paesi del bacino del Mediterraneo che, storicamente, si differenziano per qualità e stile di vita dai paesi nordici e dell’America settentrionale.

Le ragioni di ciò sono molteplici, dalla sempre minor necessità di attività fisica (comodità dei mezzi di trasporto, attività lavorativa sedentaria) alle abitudini alimentari scorrette che vedono protagonisti i carboidrati semplici ed i grassi, dotati di elevato potere calorico e potenzialmente nocivi se accumulati in grandi quantità.

In questi ultimi anni, il problema dell’eccesso ponderale sta diventando importante anche nella fascia della popolazione pediatrica: l’ espansione epidemica dell’obesità infantile è diventato infatti un problema di salute pubblica.

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LE CONSEGUENZE DELL’OBESITA’ INFANTILE

Un elevato valore di peso in età pediatrica è fortemente predittivo di eccesso ponderale sia durante l’adolescenza che durante l’età adulta: un bambino sovrappeso ha una più alta probabilità di diventare un adulto sovrappeso od obeso, se comparato con un bambino di pari età di peso adeguato. Inoltre, la probabilità che l’obesità persista nell’età adulta aumenta con l’età del bambino, dal 20% tra bambini obesi di 4 anni, all’80% tra teenagers obesi.

L’obesità è uno dei maggiori fattori di rischio cardiovascolare, in grado di incrementare esponenzialmente il rischio relativo di sviluppare patologie come ipertensione arteriosa, diabete, dislipidemia, cardiopatia coronarica,  disturbi gastrointestinali, calcolosi epatica, e numerosi tipi di neoplasia (tumori del colon, della colecisti,  della mammella, dell’utero, della prostata e del rene) in età adulta.

Inoltre il sovrappeso è associato ad uno svariato numero di patologie che si possono sviluppare già in età infantile ed adolescenziale: esiste infatti una correlazione tra eccesso di peso e malattie cardiovascolari (dislipidemia, ipertensione, ipertrofia ventricolare sinistra, aterosclerosi, sindrome delle apnee notturne), metaboliche (diabete mellito di tipo 2, sindrome metabolica), ortopediche, neurologiche, epatiche, renali, polmonari e psicologiche.

 

TEST GENETICI : CONOSCERE PER PREVENIRE

Dai più recenti studi medico-scientifici, appare evidente come l’obesità abbia una rilevante componente genetica.

Fattori come la risposta termica al cibo, la distribuzione del grasso corporeo, il livello di dispendio energetico, il metabolismo, gli aspetti comportamentali dell’alimentazione, i livelli di attività fisica spontanea ed il rischio di sviluppare diabete e dislipidemia hanno una dimostrabile componente di origine genetica.

Attraverso un semplice tampone salivare, sul quale verrà eseguita la procedura di analisi genetica, è possibile quindi prevedere se un soggetto sarà a rischio di sviluppare obesità nel corso della sua vita, e con essa tutte le conseguenze negative che l’eccesso di peso porta con sé.

Questa rivoluzionaria procedura di screening genetico suggerisce che esiste una finestra temporale per la prevenzione e l’intervento durante l’infanzia per ridurre le conseguenze negative legate all’obesità.

Conoscendo l’assetto genetico, è infatti possibile effettuare una corretta educazione alimentare, fornire consigli sul tipo di attività fisica da intraprendere e formulare terapie dietetiche ad hoc, “cucite” sulle caratteristiche di ogni singolo paziente.

 

L’ALIMENTAZIONE COME PREVENZIONE E TERAPIA

Una corretta alimentazione è la chiave per vivere meglio e più a lungo, e limitare lo sviluppo di patologie neoplastiche e cronico-degenerative.

Purtroppo, il moderno ambiente alimentare fornisce un’ampia gamma di occasioni per consumare cibi e bevande che sono nocive per la salute, presente e futura. Si tratta di una forma di consumo facile che conduce inavvertitamente al cosiddetto "iperconsumo passivo", in cui i soggetti sono assolutamente inconsapevoli di consumare prodotti ad alta densità energetica.

Recenti studi indicano due fattori dietetici che spingono in modo particolare verso l’ iperalimentazione non intenzionale:

• il consumo di diete ad elevata densità energetica;

• il consumo fuori pasto di bevande molto energetiche, come le bevande zuccherate.

Questi due fattori sembrano eludere la normale regolazione biologica dell’appetito e dell’assunzione di cibo, cosicché bambini e adulti tendono a non regolare più gli apporti dietetici, qualora questi alimenti e queste bevande vengano loro offerti di continuo. Questo problema è inoltre accentuato nelle società sedentarie, dove le persone dovrebbero generalmente mangiare meno e dove è più difficile mantenere l’equilibrio energetico.

E’quindi importante intraprendere strategie terapeutiche specifiche per il singolo soggetto,

Il cibo diventa quindi “terapia”: e l’analisi genetica ci permette di poter impostare  la strategia alimentare e comportamentale più corretta, con l’intento di preservare la buona salute del piccolo paziente già dalla giovane età.

Ultimo aggiornamento Martedì 28 Febbraio 2012 11:29